La Giubba
associazione culturale
Piazza al Serchio (Lucca), Via di Chiosa
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"Erbi boni" nelle tradizioni gastronomiche garfagnine
Andrea Pieroni
Introduzione
Il territorio della Garfagnana è stato nel recente passato, a più riprese, oggetto di indagini etnobotaniche (Bilia et al., 1990, Uncini Manganelli e Tomei, 1995 e 1996), ma queste si sono rivolte soprattutto all'ampio panorama delle tradizioni di medicina popolare.
Studi scientifici sugli usi popolari di entità spontanee particolarmente indirizzati ad indagini etno-gastronomiche mancano anche nella gran parte del territorio italiano (se si eccettuano i lavori di Corsi e Pagni, 1979, Corsi et al., 1981 e Guarrera, 1994), per quanto indicazioni di questo tipo siano oggi considerate centrali per ripercorrere la storia dell'alimentazione delle popolazioni umane e per trovare dei nessi con i risultati di ricerche archeobotaniche (Germer, 1986, Küster, 1988 e 1995, Ertug, 1996).
Concentrare l'attenzione sulle piante ad uso alimentare permette anche di bypassare uno dei problemi metodologici più rilevanti delle ricerche di etnomedicina in Europa e nei paesi industrializzati, cioè quello di riuscire a distinguere sempre informazioni storicamente ed antropologicamente corrette con indicazioni "inquinate" e tratte magari da un'ampia letteratura pseudo-scientifico-popolare, che promuove di solito il ritorno alla natura attraverso pratiche erboristiche e fitoterapiche alla moda e di recente importazione (con ovvia completa definitiva distruzione del poco che rimane die esperienze di raccolta e preparazione tradizionali vecchie di millenni), e interessata più che altro solo ad ingigantire il business incontrollato e che gira attorno ai prodotti naturali.
In ogni caso i vantaggi dello studio delle piante spontanee ad uso alimentare (che rappresentano, è bene ricordarlo, con alcune rare eccezioni, sempre un sottoinsieme delle piante utilizzate per fini terapeutici, come ben dimostra il lavoro di Moerman (1996) sulle entità botaniche usate a scopi alimentari e terapeutici dagli indiani del Nord America, ed avvalorati da una mole impressionante di dati e di elaborazioni statistiche) è anche legato ad una "etnicità" più marcata rispetto alle erbe medicinali, dove la commistione tra medicina storica delle classi sociali "alte" (quella, per intenderci, che faceva capo ai dotti manuali di materia medica, dal "classico" della medicina antica qual è il trattato Dioscoride, a quelli medioevali di Santa Ildegarda, del Mattioli, del Bock, del Lonicero, solo per citarne alcuni) e quella popolare è stata certamente rilevante.
Il caso dell'aglio nella cultura popolare polacca, arrivato per mezzo della "contaminazione etnica" di ebrei e degli armeni, è stato ad esempio ben analizzato da Anna Kawalka-Lewicka (1985), che ha dimostrato l'attudine assai "conservatrice" della cultura tradizionale nel campo delle pratiche alimentari ed una più "aperta al nuovo", che caratterizzerebbe le pratiche di medicina popolare. Ciò che ha permesso all'aglio di entrare velocemente nel patrimonio della medicina popolare polacca ed al contempo ne ha precluso l'accesso nelle pratiche culinarie della tradizione locale.
D'altra parte (Etkin, 1994 e 1996, John, 1980 e 1995) si è sempre più propensi oggi a parlare, soprattutto nell'ambito di culture tradizionali, di "cibi-medicina", dove in effetti risulta assai arduo distinguere l'uso terapeutico che veniva fatto di una data pianta dalla sua utilizzazione a fini alimentari. Si ha insomma spesso a che fare con erbe usate contemporaneamente come cibo e medicina, o, come si suol dire oltreoceano, con "medicinal foods".
Lo studio delle entità spontanee (o, come vengono definiti nel dialetto locale, degli "erbi") nelle tradizioni gastronomiche della Garfagnana rappresenta quindi un anello importante per ricollegare a queste pratiche considerazioni significanti di carattere storico, preistorico ed antropologico.
Metodo
Informazioni sulle entità sponatanee ad uso alimentare sono state raccolte all'interno di un progetto sul territorio che, attraverso la collaborazione offerta della Comunità Montana della Garfagnana, ha visto coinvolte quattro Scuole Medie Statali (Piazza al Serchio, Gramolazzo, Castelnuovo, Gallicano) e più di 140 studenti. Insegnanti di storia e scienze naturali hanno coadiuvato il lavoro durante l'anno scolastico 1997/1998, con l'ausilio di una scheda-questionario "preconfezionata" (tabella 1), con cui i giovani hanno intervistato anziani parenti e conoscenti dei vari paesi.
Campioni delle specie botaniche prese in esame sono stati inventariati ed identificati ed in ogni scuola è stato allestito un erbario. La nomenclatura è in accordo con "Flora d'Italia" di Sandro Pignatti.
L'idea di coinvolgere il pianeta scuola nasceva anche dal fatto che la metodologia etnobotanica tradizionale (andare sul territorio ed intervistare le cosiddette knowledge people, le persone che sanno) non è riuscita spesso a fornire dati statistici consistenti, correndo soprattutto il pericolo di rimanere legata al rapporto particolare che si instaura con pochi informatori, e di avere alla fine dati magari interessanti, ma molto poco significativi, se non più spesso sfalsati da conoscenze recenti ed "inquinati" attraverso una letteratura gastronomica corrente di importazione.
Informazioni etnobotaniche sulle piante spontanee ad uso alimentare sono state ottenute da 83 persone (di età compresa tra 43 e 96 anni), abitanti nei territori dei comuni di Gallicano, Vergemoli, Molazzana, Castelnuovo, Pieve Fosciana, Careggine, Vagli di Sotto, Camporgiano, S. Romano, Piazza al Serchio, Sillano, Giuncugnano e Minucciano.
Resulti e discussione
In tabella 2 sono riportate le piante spontanee ad uso alimentare catalogate nel corso della ricerca, ed il cui uso per scopi alimentari è risultato ancora in vita. 114 specie sono state catalogate (88 erbacee, 26 arbusti o alberi).
La maggior parte delle piante sono native della regione mediterranea: le uniche eccezioni sono rappresentate dall'acacia (Robinia pseudoacacia, importata nel XVII° secolo dal continente nordamericano, dal lauroceraso (Prunus laurocerasus), arrivato sulla nostra penisola intorno al 1560 dalla Turchia, dall'albero dei kaki (Diospyros kaki), originario dell'Estremo Oriente e dall'erba della Madonna (Balsamita major), anch'essa nativa nella regione asiatica.
Sono state incluse nella lista anche piante arboree da frutto domesticate e coltivate da lungo tempo, e oggi spesso rinselvatichite o relitto di antichi areali coltivati abbandonati, ma la cui sporadica raccolta dei frutti presenta le stesse caratteristiche antropologiche dell'attività di raccolta delle specie spontanee vere e proprie.
Tradizioni alimentari che persistono solo nel ricordo degli intervistati, ma che risultano scomparse ai nostri giorni, sono state marcate con un asterisco.
Di circa la metà delle specie censite vengono usate le parti aeree verdi (foglie, fusto, giovani getti), alcune sono raccolte per le loro radici o tuberi (sei specie), altre per il fiore o l'infiorescenza, o il ricettacolo o i bccioli fiorali (nove specie), mentre per 29 specie viene raccolto il frutto.
La preparazione culinaria più comune degli "erbi", cioè delle specie erbacee di cui vengono raccolte le parti aeree, è rappresentata da una grande varietà di zuppe casalinghe. Borragine, ortica e "erba striscia" o "cucina" (Silene vulgaris) rappresentano di solito la base per tali zuppe, dove però bisogna spesso aggiungere la comparsa costante del cavolo nero toscano (Brassica oleracea L. ssp. oleracea), specie largamente coltivata in zona L'utilizzazione del cavolo nero presenta però differenze assai marcate tra l'area settentrionale della valle (Piazza al Serchio, Sillano, Vagli) e quella meridionale-apuana (Gallicano, Molazzana). E' certo suggestiva, per quanto necessiterebbe sicuramente di ulteriori conferme con dati più consistenti, la possibilità che questo possa essere messo in relazione anche ad una valenza simbolica assai marcata del cavoli nell'areale vaglino (vedi il caso del cavolo di S. Viano), rispetto alla parte meridionale della Garfagnana.
In quest'ultima area è invece molto consolidata la tradizione di utilizzare un altissimo numero di specie spontanee nelle zuppe vegetali e per questo la frequenza d'uso del cavolo nero si riduce assai rispetto all'alta Garfagnana.
In particolare un'areale molto circoscritto avente il suo centro in Gallicano presenta la tradizione della "minestrella". Si tratta di una zuppa vegetale che viene preparata nella stagione primaverile (eccezion fatta per i fagioli di una varietà locale chiamati "giallorini" e per l'aglio) esclusivamente con erbe spontanee, talvolta in numero non inferiore a 20-30 (vedi tabella 3). La "minestrella" viene preparata a partire da un soffritto di aglio, lardo e una piccola cotenna di maiale, a cui vengono aggiunti gli "erbi" tritati finemente e i fagioli lessati in precedenza e resi a purea. Dopo aver allungato il tutto con acqua, si fa cuocere regolando di sale a fuoco lentissimo per circa due ore. La "minestrella" ha una consistenza densa, ma non troppo e viene consumata accompagnata dai cosiddetti "mignecci", focaccine di granoturco senza lievito, preparati a partire da una pastella di farina di mais, sale ed acqua e cotti nei cosidetti "testi" (quelli che si usano anche per i necci di farina di castagne).
A questa preparazione viene ascritto in loco un effetto rinfrescante e depurativo. La sua area di diffusione è molto ristretta, delimitata tassativamente dal fiume Serchio ad Est (impossibile trovare anche una simile preparazione culinaria nella vicinissima dirimpettaia area del Barghigiano), dai confini "storici" del Comune di Gallicano a Nord e a Sud (in località "La Barca", tre km. circa a Nord di Gallicano già questa tradizione non esiste più, permane forse ancora nell'abitato di Bolognana a Sud, per poi divenire sconosciuta nel territorio della Media Valle del Serchio) e sfumandosi assai verso il versante Apuano (con una presenza sporadica a Verni e Trassilico).
L'associazione di diverse specie erbacee spontanee è per altro assai tipica anche nella regione dell'Alta Versilia, della Lunigiana e dell'areale ligure. In tutto questi territori la presenza e la dominazione die Liguri-Apuani è stata largamente provata e discussa.
Lo splendido lavoro di Leandro Dreon e collaboratori (1995) sull'origine celtica del pistic (un'analoga zuppa vegetale a base di più di 50 specie spontanee) in Friuli, avvalorato da evidenze linguistiche chiarissime, costituirebbe uno stimolo assai suggestivo per approfondire l'origine di analoghe tradizioni relittuali.
Una grande carenza di dati sempre attendibili su di una supposta influenza celtica nel territorio della Garfagnana impedisce però di riuscire a connettere significantemente tale evidenze etnobotaniche a considerazioni archeologiche.
Il fatto poi che la maggior parte delle specie utilizzate nella "minestrella" siano comuni al pistic friulano e anche al prebuggiun ligure (Bisio e Minuto, 1998) porterebbe certo a supporre almeno un'origine pre-romana.
D'altra parte il fatto che persino il termine "cucina" stia ad indicare due specie utilizzate, soprattutto un tempo, molto comunemente (quali Silene vulgaris e Chenopodium urbicum) può suggerire un origine assai ancestrale delle pratiche di raccolta ed utilizzo gastronomico degli "erbi". In Alta Garfagnana del resto (come anche documentato nella regione di Massa) il termine indica anche una zuppa a base di erbe spontanee (vedi al quarto capitolo, il lavoro "Ricette tradizionali di erbi in Garfagnana").
Altre preparazioni a base di "erbi" spontanee sono rappresentate da erbe bollite e condite con olio ed aceto, oppure saltate in padella con aglio in olio o burro. Da non dimenticare inoltre l'utilizzo come ripieno per i tortelli e le torte salate e soprattutto in forma di frittate.
L'uso della Clematis vitalba, chianta "vezzadro" in Garfagnana, comune a molti altri areali italiani, rappresenta un esempio da manuale di come una specie relativamente tossica possa essere stata utilizzata per fini alimentari e cioè previa bollitura dei giovani getti, che già di per sé hanno un contenuto in protonanemonina (principio vescicante tipico di molte Ranunculaceae) assai più basso di altre parti adulte della pianta.
L'uso delle rosette basali di Lepidium campestre bollite e consite con olio si ritrova solo nel territorio di Piazza al Serchio (Petrognano). La specie viene chiamata localmente erbo de' tedeschi ed un suo utilizzo attuale non è mai stato fino a oggi documentato in Italia in letteratura. Diverse specie di Lepidium rappresentavano nel Medioevo piante aromatiche per eccellenza nell'ambiente mitteleuropeo (i semi erano considerati una sorta di senape di seconda scelta, Küster, 1997) e il loro uso potrebbe essere arrivato in Garfagnana in seguito alla discesa die Longobardi (la cui presenza per altro nel territorio di Piazza al Serchio è largamente documentata, Pieroni, 2000a).
Le persone anziane del luogo interessato sono propense a giustificare l'appellativo con cui la specie viene comunemente definita localmente con aneddoti legati alla presenza dei tedeschi in Garfagnana durante il secondo conflitto mondiale, ma questa rappresenta certamente una giustificazione a posteriori di una storia sicuramente molto più antica (l'epiteto "dei tedeschi" è documentato infatti riguardo a diverse specie di Lepidium in Lomabardia da fonti storiche di inizio secolo, Penzig 1924).
Meriterebbe un maggiore approfondimento invece l'utilizzazione di alcune parti di piante anche tossiche come snacks (specie nel passato), come gli arilli dei frutti del tasso, le faggiole, i fiori di caprifoglio e le foglie dell'Oxalis acetosella (asprini in Garfagnana). In particolare anche i frutti del croco (lucette) sarebbero stati consumati sporadicamente (Gramolazzo, comune di Minucciano), indicazione questa sconosciuta in tutta la letteratura scientifica (Pieroni, 1999a).
Un uso specifico dei giovani getti di Bryonia dioica nei ripieni e in frittata e quello dei frutti del lauroceraso per un macerato alcoolico chiamato "agorino" rappresentano invece segnalazioni di assoluta straordinarietà.
I frutti del lauroceraso (Prunus laurocerasus, in Garfagnana chiamato anche agoro), sono utilizzati per la produrre un liquore "fatto in casa", l'agorino, sebbene l'albero non sia endemico delle nostra penisola, ma vi sia arrivato intorno al XVI° secolo dal Vicino Oriente. L'analogia morfologica con il ciliegio marasco, i cui frutti sono utilizzati per preparare il maraschino, bevanda fermentata leggermente alcoolica (i frutti vengono fatti fermentare al sole, con un eccesso di zucchero) potrebbe spiegare l'origine dell'uso die frutti dell'agoro, per altro spesso utilizzato proprio come le ciliege marasche sotto forma di fermentati alcoolici.
I giovani tralci e le giovani foglie della Bryonia (zucca matta in Garfagnana) vengono invece scottate e utilizzati ancor oggi in frittata o nel ripieno dei tortelli, mentre la radice, molto tossica, è ancora sporadicamente utilizzata nella medicina popolare locale come diuretico (macerazione a freddo). L'uso di questa pianta in ambito gastronomico era descritto fino ad ora nella letteratura scientifica solo nel passato (Couplan, 1989).
La tradizione arcaica dell'uso delle ghiande del cerro, precedentemente tostati, per preparare una sorta di decotto/caffè, ricordo questo molto ricorrente negli anziani che hanno vissuto i tempi gravosi della guerra, confermerebbe come in periodi di penuria assai generalizzata il ritorno di pratiche ancestrali sia ricorrente.
Altre preparazioni presentano un carattere spiccato di "cibo-medicina" (Etkin, 1994 and 1996): è il caso delle parti aeree dell'assenzio e della ruta, entrambe utilizzate per preparare alcoolati digestivi e soprattutto del del crescione (come viene chiamato in Garfagnana e Lucchesia l'Apium nodiflorum), dei turioni dell'asparago selvatico, della borragine, della nepitella, del radicchio selvatico, della carota selvatica (Daucus carota, pastineggi o pastinelle in dialetto garfagnino), del finocchio selvatico, del luppolo, dell'alloro, della malva, della piantaggine, della primula, del tarassaco e del timo serpillo, che testimoniano eloquentemente il naturale ruolo preventivo affidato alle preparazioni alimentari come antidoti per affezioni infiammatorie dell'apparato renale e respiratorio (Pieroni, 2000a).
Per ciò che riguarda la tradizione delle "insalate di campo" primaverili, specie appartenenti ai generi Campanula, Cichorium, Crepis, Hypochoeris, Reichardia, Sonchus e Valerianella vengono normalmente raccolte e il carattere depurativo e diuretico che vi si ascrive fa godere a dette miscele una certa popolarità e una frequenza d'uso assai elevata.
Un contributo rilevante alle attività di raccolta è infine da assegnare a diversi frutti, che vengono normalmente elaborati in forma di marmellate, sciroppi (ed eventualmente macerati alcoolici), a cui si rimandano spesso proprietà antidiarroiche: è il caso delle preparazioni a base dei frutti del corbezzolo (chiamate "albatre" in Garfagnana), di corniole, cotogne, nespole, sorbe, more e lamponi.
I risultati ottenuti dimostrano come il patrimonio di conoscenze popolari sulle erbe alimentari sia in Garfagnana assai ricco e come questo possa rappresentare un bagaglio da cui forse poter ripartire per attività di raccolta controllata e nell'ambito di progetti agronomici che favoriscano l'estrinsecarsi di specifiche potenzialità locali (Pieroni, 1999b).
Ringraziamenti
Sono dovuti, in maniera molto speciale, alla Dott.ssa Patrizia Pieroni (Comunità Montana della Garfagnana), per aver sostenuto il progetto nelle scuole ed tutti gli studenti coinvolti nell'esperienza didattica ed ai loro insegnanti: Anna Satti, Loretta Bertocchi, Antonella Ferri, Orietta Bonini, Silvia Colonna e Maria Cesaretti, Pierluigi Piacentini, Patrizio Bonaldi e Renato Luti. Uno speciale ringraziamento per l'insostituibile nel lavoro di coordinamento sul territorio dell'Alta Garfagnana ad Umberto Bertolini.
L'autore è in debito particolare con tutti quei garfagnini, che nei diversi paesi e territori della vallata, hanno accettato di condividere e mettere a disposizione i loro preziosi patrimoni di conoscenza ed esperienza sulle piante alimentari spontanee della tradizione.
Bibliografia
Bilia, A.R., Cioni, P.L., Morelli, I. 1990. I rimedi naturali di origine vegetale. Piante di uso terapeutico, cosmetico e alimentare in Garfagnana. ETS Pisa.
Bisio, A., Minuto, L. 1998, The Prebuggiun: legends and tradition of a blend of wild herbs, Comunicazione presentata al la Seconda Conferenza Internazionale di Storia della Salute e delle malattie, Genova, 2-5 Aprile 1998.
Corsi, G., Gaspari, G., Pagni, A:M. 1981. L'uso delle piante nell'economia domestica della Versilia collinare e montana, Atti della Società Toscana di Scienze Naturali e Matematiche, Serie B, 87: 309-386.
Couplan, F. 1989, Le régal végétal. Plantes sauvages comestibles, Éditions Équilibres Flers, Francia.
Ertug, F. 1996. Archeobotanical researches in Anatolia, Comunicazione presentata a: Plants for Food and Medicine Conference, Londra, 1-6 Luglio 1996.
Etkin, N. 1994. Eating on the wild side, University Arizona Press, USA.
Etkin, N. 1996. Medicinal cuisines: diet and ethnopharmacology, Journal of Pharmacognosy, 34, 5, 313-326.
Germer, R. 1986. Die Pflanzen des alten Ägypten, Veralg Botanisches Museum Berlin-Dahlem, Berlino 1986.
Guarrera, P.M. 1994. Il patrimonio etnobotanico del Lazio, Regione Lazio, Assessorato alla Cultura, Roma.
Johns T. 1980. With bitter herbs they shall eat it, University Arizona Press, USA.
Johns T., Chapman L. 1995. Phytochemicals ingested in traditional diets and medicines as modulators of energy metabolism, in Arnason, T.: Phytochemistry of Medicinal Plants, Plenum Press New York, USA.
Kawalka-Lewicka, A. 1985. Der Knoblauch in der polnischen Volkskultur, Curare, Sonderband Ethnobotanik, 3, 49-54.
Küster, H. 1995. Weizen, Pfeffer, Tannenholz. Botanische Untersuchungen zur Verbreitung von Handelsgütern in römischer Zeit, Münstersche Beiträge z. antiken Handelsgeschichte, Bd. XIV, H. 2, 1-26.
Küster, H. 1997. Kleine Kulturgeschichte der Gewürze, Verlag C. H. Beck, Monaco, Germania.
Moerman, D. E. 1996. American Indian food and drug plants. Comunicazione presentata alla Plants for Food and Medicine Conference, Londra, 1-6 Luglio 1996.
Paoletti, M.G., Dreon, A.L., Lorenzoni, G.G. 1995. Pistic, traditional food from Western Friuli, North-East Italy, Economic Botany, 49 (1), 26-30.
Penzig, O. 1924. Flora popolare italiana. Vol. I°, Edizioni Edagricole Bologna.
Pieroni, A. 1999a. Toxic plants as food plants in the traditional uses of the Eastern Apuan Alps Region, North-West Tuscany, Italy, in: Guerci, A. (Ed.): Il cibo e il corpo/Food and body, Erga Edizioni, Genoa, I, ISBN: 88-8163-172-5, pp. 267-272.
Pieroni A. 1999b. Gathered wild food plants in the upper valley of the Serchio river (Garfagnana), Central Italy, Economic Botany, 53 (3), 327-341.
Pieroni, A. 2000a. Piante spontanee ed immaginario collettivo in Alta Garfagnana (Lucca): un centro di documentazione sulla cultura orale, Atti del Seminario "Botanica Farmaceutica ed Etnobotanica: passato e futuro a confronto", Genova, Aprile 1999, in stampa.
Pieroni A. 2000b. Medicinal plants and food medicines in the folk traditions of the upper Lucca Province, Italy, Journal of Ethnopharmacology, in stampa.
Pignatti. S. 1982. Flora d'Italia, Edizioni Edagricole Bologna.
Uncini Manganelli, R.E., P.E. Tomei. 1995. Indagini farmaco-botaniche in Garfagnana (Lucca): il versante appenninico, Atti della Società Toscana di Scienze Naturali e Matematiche, Serie B, 102, 1-16.
Uncini Manganelli, R.E., P.E. Tomei. 1997. Indagini farmaco-botaniche in Garfagnana (Lucca): il versante apuano, Atti della Società Toscana di Scienze Naturali e Matematiche, Serie B, 103, 63-80.
Tabella 1. Scheda-questionario utilizzata nell'indagini etnobotanica.
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Nome vernacolare della pianta: ________________________________________________________________________________ |
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Parte utilizzata: ________________________________________________________________________________ |
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Periodo usuale di raccolta: ________________________________________________________________________________ |
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Raccolta effettuata in prevalenza da: donne; uomini; entrambi |
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Modalità della raccolta: ________________________________________________________________________________ |
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Utilizzazione della pianta: da sola; insieme ad altri erbi; se sì, quali: ________________________________________________________________________________ |
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Preparazione preliminare della pianta: ________________________________________________________________________________ |
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Nomi vernacolare delle preparazioni culinarie: ________________________________________________________________________________ |
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Descrizione delle suddette preparazioni: ________________________________________________________________________________ |
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Valutazione della frequenza di utilizzo della pianta oggi: più di una volta per settimana una volta per settimana una volta al mese un paio di volte all’anno una volta all'anno o più raramente |
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Valutazione della frequenza di utilizzo della pianta "un tempo" (fino agli anni '60): più di una volta per settimana una volta per settimana una volta al mese un paio di volte all’anno una volta all'anno o più raramente |
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Valutazione dell'apprezzamento della pianta (da 2 a 10): 8-10: molto buona: 6-7: discreta: 5-6: appena mangiabile: 3-6: praticamente inutilizzabile: |
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Altri usi della pianta (alimentari, medicinali, veterinari, artigianali): ________________________________________________________________________________ |
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Eventuali usi magici e/o religiosi: ________________________________________________________________________________ |
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Leggende o credenze correlate alla pianta: ________________________________________________________________________________ |
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Informazione raccolta a (paese): ________________________________________________________________________________ |
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Età, sesso e grado di istruzione dell’informatore: ________________________________________________________________________________ |
Tabella 2. Piante spontanee ad uso alimentare ed utilizzazioni
gastronomiche tradizionali in Garfagnana.
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nome botanico |
nome/i dialettale/i |
parte usata |
utilizzazione gastronomica tradizionale |
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Apiaceae |
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|
Apium nodiflorum (L.) Lag. |
crescione |
foglie |
insalate, bollite e/o saltate in padella, zuppe |
|
Daucus carota L. |
pastineggio, pastinella |
giovani foglie |
zuppe |
|
radici |
come snack*, zuppe |
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|
Foeniculum vulgare Mill ssp. vulgare |
finocchio selvatico |
foglie |
per aromatizzare zuppe, insalate |
|
frutti (qualche volta chiamati "anacini") |
per aromatizzare castagne bollite, fegatelli di maiale |
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Oenanthe pimpinelloides L. |
prezzemolo selvatico |
foglie |
bollite e saltate in padella mescolate ad altri "erbi" |
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Betulaceae |
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Corylus avellana L. |
nocella |
semi |
mangiati crudi, secchi, dolci |
|
Boraginaceae |
|||
|
Borago officinalis L. |
boragine, buragine |
foglie |
bollite, zuppe, ripieno per i tortelli, torte salate |
|
infiorescenze |
fritte |
||
|
Echium italicum L. |
boragine, buragine |
foglie |
bollite, zuppe, ripieno per i tortelli, torte salate |
|
Symphytum tuberosum L. |
salosso |
foglie |
zuppe |
|
Campanulaceae |
|||
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Campanula rapunculus L. |
raponzolo |
foglie e radici |
insalate |
|
foglie |
zuppe |
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Campanula trachelium L. |
pizzicacorno, piccicorno, pizzocorno |
foglie |
zuppe |
|
Cannabaceae |
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|
Humulus lupulus L. |
lupporo |
giovani tralci |
bolliti, poi in frittata |
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Caprifoliaceae |
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Sambucus nigra L. |
sambuco |
infiorescenze |
fritte |
|
frutti |
marmellate, sciroppi |
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Lonicera caprifolium L. |
ingannacapre, caprifoglio |
fiori |
come snack |
|
Caryophyllaceae |
|||
|
Lichnis flos-cuculi L. |
manine del Signore |
foglie |
zuppe |
|
Silene alba (Miller) Krause |
orecchiella, boccon di pecora |
giovani foglie |
zuppe, bollite e saltate in padella |
|
Silene vulgaris (Moench) Garcke |
erba striscia, cucina |
giovani foglie |
zuppe, bollite e saltate in padella |
|
Chenopodiaceae |
|||
|
Beta vulgaris L. ssp. maritima (L.) Thell. |
bietola selvatica |
foglie |
bollite, zuppe, ripieno per i tortelli, torte salate |
|
Chenopodium album L. |
farinello, farinaccio |
parti aeree |
bollite e saltate in padella |
|
Chenopodium urbicum L. |
cucina |
parti aeree |
bollite e saltate in padella, ripieno per i tortelli, torte salate |
|
Chenopodium bonus-henricus L. |
spinacio di monte |
parti aeree |
bollite e saltate in padella, frittate |
|
Compositae |
|||
|
Artemisia absinthium L. |
erbo bono, erbo bón |
parti aeree |
liquori |
|
Balsamita major Desf. |
erba di Santa Maria, erba della Madonna |
foglie |
frittate |
|
Bellis perennis L. |
margheritina |
foglie |
zuppe |
|
Carlina acaulis L. |
cardo di S. Pellegrino, scarzoni, carlina |
ricettacoli fiorali |
insalate, bollite, marmellate |
|
Cichorium intybus L. |
radicchio di campo, cicoria selvatica |
foglie |
insalate, zuppe, bollite in miscele con altri "erbi" |
|
radici |
sorta di caffè* |
||
|
Cirsium arvense (L.) Scop. |
stioppone, stramontano, perticone |
giovani foglie |
zuppe, bollite in miscele con altri "erbi" |
|
Crepis capillaris (L.) Wallr. |
tassella, tassellora, cassella, cassellora |
foglie |
bollite e saltate in padella, zuppe |
|
Crepis sp. pl. |
radicchio di campo |
foglie |
insalate, zuppe, bollite in miscele con altri "erbi" |
|
Hypochoeris radicata L. |
ingrassaporci, grassaporci, piattello |
foglie |
bollite e saltate in padella, zuppe |
|
Lactuca serriola L. |
lattuccio |
foglie |
insalate, bollite |
|
Lapsana communis L. |
sportavecchia |
foglie |
bollite in miscele con altri "erbi", zuppe |
|
Leontodon tuberosus L. |
castracani, cento coglioni |
foglie |
bollite in miscele con altri "erbi" |
|
Matricaria camomilla L. |
camomilla |
fiori |
liquori |
|
Picris echioides L. ePicris hieracioides L. |
radicchio di campo, radicchio peloso |
foglie |
bollite in miscele con altri "erbi", zuppe |
|
Reichardia picroides (L.) Roth |
sassello, sassaiolo |
foglie |
insalate, bollite in miscele con altri "erbi", zuppe |
|
Sonchus asper L. e Sonchus oleraceus L. |
cicerbita, cicerbica, crespino, riccetto, riccino |
foglie |
insalate, bollite in miscele con altri "erbi", zuppe |
|
Taraxacum officinale Web. |
piscialletto, dente di leone |
foglie |
insalate, bollite in miscele con altri "erbi", zuppe |
|
radici |
sorta di caffè* |
||
|
Tragopogon pratensis L. |
barba di becco |
foglie, boccioli fiorali |
bollite |
|
Cornaceae |
|||
|
Cornus mas L. |
crognolo |
frutti (crognole) |
mangiati crudi, marmellate, liquori |
|
Crassulaceae |
|||
|
Sedum album L. |
pizzagallina, risino |
foglie |
come snack* |
|
Cruciferae |
|||
|
Bunias erucago L. |
sportavecchia |
foglie |
bollite in miscele con altri "erbi", zuppe |
|
Diplotaxis tenuifolia (L.) DC. |
rucoletta |
foglie |
insalate, bollite in miscele |
|
Lepidium campestre (L.) R. Br. |
erbo de' tedeschi |
foglie |
bollite e saltate in padella, zuppe |
|
Raphanus raphanistrum L. |
gramolaccio, fiore di San Pietro |
foglie |
zuppe |
|
Cucurbitaceae |
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|
Bryonia dioica Jacq. |
zucca matta |
giovani tralci e foglie |
bollite, poi in frittata o nel ripieno per il tortelli |
|
Cupressaceae |
|||
|
Juniperus communis L. |
zinepro, ginevro |
frutti |
per aromatizzare carni, liquori |
|
Ericaceae |
|||
|
Arbutus unedo L. |
albatro |
frutti |
mangiati crudi, marmellate |
|
Vaccinium myrtillus L. |
bagola |
frutti |
mangiati crudi, sciroppi, marmellate, per aromatizzare la grappa |
|
Vaccinium vitis-ideae L. |
bagole rosse |
frutti |
marmellate, sciroppi |
|
Ebenaceae |
|||
|
Diospyros kaki L. |
cachi |
frutti |
mangiati crudi |
|
Fagaceae |
|||
|
Castanea sativa Miller |
castagno |
frutti (castagne) |
bollite (ballucciori), arrostite (mondine), secche e poi cotte nel latte (tullore), farina |
|
Fagus sylvatica L. |
faggio |
semi (faggiotti) |
come snack, olio* |
|
Quercus cerris L. |
cerro |
frutti |
sorta di caffè* |
|
Gentianaceae |
|||
|
Gentiana kochiana Perr. et Songeon |
genziana, gnziana |
radici |
come snack*, liquori |
|
Geraniaceae |
|||
|
Geranium molle L. |
--- |
foglie |
zuppe |
|
Juglandaceae |
|||
|
Juglans regia L. |
noce |
semi |
mangiati crudi, secchi, olio*, pane* (con ciò che rimaneva dalla spremitura) |
|
frutti |
liquori (nocino) |
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|
Lamiaceae |
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|
Calamintha nepeta (L.) Savi |
nipotella, nepitella, nipitella |
foglie |
per aromatizzare funghi, zucchini |
|
Lamium album L. e Lamium purpureum L. |
ortica dolce |
fiori |
come snack |
|
Melissa officinalis L. |
menta limona, melissa |
foglie |
frittate, per aromatizzare salse e carni |
|
Mentha sp. pl. |
menta |
foglie |
frittate, sciroppi, liquori |
|
Origanum vulgare L. |
origano |
foglie/infiorescenze |
per aromatizzare salse |
|
Salvia pratensis L. e Salvia verbenaca L. |
salvia di campo, bertonica |
foglie |
insalate, zuppe, torte salate |
|
Satureja montana L. |
"timo" |
foglie |
per aromatizzare salse |
|
Thymus pulegioides L. |
peporino, pepurino, pepolino |
parti aeree |
per aromatizzare salse e carni |
|
Lauraceae |
|||
|
Laurus nobilis L. |
orbaco, alloro |
foglie |
per aromatizzare salse, castagne bollite, carni |
|
Liliaceae |
|||
|
Allium schoenoprasum |
erba cipollina |
pianta intera |
per aromatizzare insalate, carni |
|
Allium vineale L. |
aglio selvatico |
bulbo |
insalate, per aromatizzare salse, carni, zuppe |
|
Asparagus acutifolius L. |
asparago selvatico |
turioni |
bollite, frittate |
|
Crocus napolitanus Mord. et Loisel. |
croco, zafferano selvatico |
frutti (lucette) |
come snack* |
|
Malvaceae |
|||
|
Malva sylvestris L. |
malva |
foglie |
zuppe |
|
Moraceae |
|||
|
Ficus carica L. |
fico |
frutti |
mangiati crudi, marmellate |
|
foglie |
supporto per torte salate |
||
|
Morus alba L. e Morus nigra L. |
gelso |
frutti (more) |
mangiate crude |
|
Oxalidaceae |
|||
|
Oxalis acetosella L. |
asprini |
foglie |
come snack |
|
Papaveraceae |
|||
|
Papaver rhoeas L. |
belle bimbe |
foglie |
bollite in miscele con altri "erbi", zuppe |
|
Papilionaceae |
|||
|
Robinia pseudoacacia L. |
agaggio |
fiori |
fritte |
|
Plantaginaceae |
|||
|
Plantago lanceolata L. |
tirafilo, orecchie d'asino |
foglie |
bollite, zuppe |
|
Poligonaceae |
|||
|
Rumex acetosa L. e Rumex acetosella L. |
erba putta, zezzora, pane e vino |
foglie e fusti |
come snack |
|
Rumex crispus L. e Rumex obtusifolium L. |
romice, rombice, rombicia |
foglie |
bollite in miscele con altri "erbi", zuppe |
|
Primulaceae |
|||
|
Primula vulgaris Hudson |
primola, fior di primavera |
foglie |
zuppe |
|
Ranuncolaceae |
|||
|
Clematis vitalba L. |
vezzadro |
giovani getti |
bolliti e saltati in padella o in frittata |
|
Ranunculus ficaria L. |
favagello |
foglie |
zuppe |
|
Rosaceae |
|||
|
Cydonia oblonga Miller |
melo cotogno |
frutti |
marmellate |
|
Fragaria vesca L. |
fragola |
frutti |
mangiati crudi, con il vino, marmellate, sciroppi, liquori |
|
Malus domestica Borkh. |
melo casciano |
frutti |
mangiati crudi, in forno, marmellate |
|
Mespilus germanica L. |
nespolo |
frutti |
mangiati crudi dopo fermentazione naturale sulla paglia, marmellate |
|
Prunus avium L. |
ciliegio selvatico |
frutti |
mangiati crudi, marmellate |
|
Prunus cerasus L. |
marasco |
frutti |
liquori |
|
Prunus laurocerasus L. |
agoro, lauro |
frutti |
mangiati crudi, liquori |
|
Prunus spinosa L. |
strozzapreti |
frutti (prignole, uva bòcca, palline bòcche) |
marmellate, liquori |
|
Pyrus communis L. |
pero caravello |
frutti |
in forno, marmellate |
|
Rosa canina L. |
rosa selvatica |
giovani getti |
come snack*, zuppe, salse |
|
frutti (pittellenghe, peterlenghe) |
come snack, marmellate |
||
|
fiori |
come snack* (uso rituale ogni 22 Maggio, giorno di Santa Rita) |
||
|
Rubus idaeus L. |
lampone |
frutti |
mangiati crudi, marmellate sciroppi, liquori |
|
Rubus fruticosus L. |
scepe, rovo, spino |
giovani getti |
bolliti, poi in frittate |
|
frutti (more) |
mangiati crudi, marmellate sciroppi |
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|
Sanguisorba minor Scop. |
salvastrella, pimpinella |
foglie |
insalate |
|
Sorbus domestica L. |
sorbo |
frutti (sorbole) |
mangiate crude dopo fermentazione naturale sulla paglia, marmellate |
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Rutaceae |
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|
Ruta chalepensis L. |
ruta |
parti aeree |
liquori |
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Scrophulariaceae |
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|
Veronica beccabunga L. |
crescione |